Continua il linciaggio contro Michael Jackson. Ora un coreografo afferma: mi ha violentato quand’ero bambino

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Il linciaggio contro il re del pop Michael Jackson sembra destinato a non aver fine. Personaggi senza scrupoli, non contenti di aver approfittato di lui in vita, ora che è morto proseguono la loro azione di sciacallaggio. Uno dei testimoni al processo del 2005 contro la star, che aveva allora categoricamente negato di essere stato molestato dal cantante, ora è cambiato il suo racconto evidentemente per ottenere un lucroso risarcimento.Wade Robson, 30 anni, coreografo e musica che ha lavorato con Britney Spears e Justin Timberlake, ha presentato richieste legali di risarcimento per “abuso sessuale infantile”. All’epoca dei fatti l’uomo aveva 7 anni e dormiva spesso al Neverland Ranch, partecipando ai pigiama party organizzati da Michael Jackson. L’avvocato di Robson ha dichiarato addirittura che Michael avrebbe minacciato il suo cliente, per non fargli raccontare la verità. Wade sarebbe cioè stato messo a tacere: “Questo tipo di intimidazione su di un bambino, da parte di un predatore sessuale, è tragicamente caratteristica ed efficace, poiché riesce a metterli a tacere circa l’abuso – spesso per tutta la vita.”, ha affermato, concludendo con una condanna senza appello: “Michael Jackson era un mostro”. Sembra proprio che l’avidità abbia oscurato ogni forma di rispetto per il grande artista che neppure da morto riesce ea trovare riposo.

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